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Lezioni di Burlesque

con Vivì La Gloire e Claudia D’Angelo
Una saletta raccolta; un ‘insegnante bizzarra; un’alunna che oscilla tra il seducente e lo stralunato e un pubblico direttamente coinvolto, questi gli ingredienti dello spettacolo/lezione all’Accento Teatro.
Circa un’ora di divertimento e auto ironia, condito dalla bellezza dei costrumi e il sapiente mix di colori.
Viene ripercorsa la storia che ha fatto grande l’arte del burlesque e, come in tutte le lezioni che si rispettino, non manca l’insegnate che fa le interrogazioni a sorpresa con tanto di dimostrazione .
La regola di come togliere il corpetto;la regola di come togliere la guepiere; la regola di come togliere le scarpe e, la regola delle regole : Divertirsi seducendo!
Chi vi scrive, ne ha viste di lezioni interessanti, ma mai divertenti (e utili) come questa!
…una risata vi sedurrà!

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Il Volo delle Farfalle- La scomparsa di Emanuela Orlandi

Il Volo delle Farfalle- La scomparsa di Emanuela Orlandi
Testo di Federica Festa e Matteo Festa
Interpretato da Federica Festa
“permesso? Vi racconto un mistero!”
Ospitato presso il teatro Le Maschere zona trastevere, nel cuore di una Roma ricca di misteri e intrighi, una performance di teatro sociale incanta per circa un’ora e mezza il pubblico.
Un pubblico che vorrebbe tanto che la vicenda fosse il frutto della fantasia di un autore di gialli, oppure di teatro dell’assurdo. Si spera sempre nell’arrivo di un “Montalbano” ; di un “Coliandro” o di un tarantiniano “Mr Woolf” , qualcuno, insomma, che risolva problemi.
Ma non è così, l’intricatissina vicenda che ci “raccontano” è quella di una cronaca molto recente della Storia della nostra Italia degli ultimi trentanni.
La vicenda si intreccia tra misteri di un Vaticano sempre più temporale e meno spirituale; la Banda della Magliana; gli scandali del Banco Ambrisiano e soprattutto la scomparsa di una giovane ragazza che, flauto a parte, non si sa che fastidio potesse recare o meglio è quello a cui è stata portata l’opinione pubblica in anni di depistaggi.
I passaggi importanti di questa storia vengono messi in scena da una poliedrica Federica Festa che veste i panni de La Suora insegnante di flauto della giovane, La Sorella e una Venditrice di souvenir del colonnato di San Pietro.
Le tre donne raccontano i fatti secondo le loro visioni prospettiche, incredibilmente coinvolte, dalla più vicina alla più lontana, in uno dei più grandi arcani di questi nostri anni.
La Suora che si morde la lingua tra ciò che pensa, ciò che ha sentito dire e ciò che “non può dire” ; la Venditrice andata in rovina a causa dello storico crack del Banco Ambrosiano e a fare da collante a tutto ciò la solitudine della famiglia impersonata nella Sorella di Emanuela.
Uno spettacolo dai toni arrabbiati ma non troppo, uno spettacolo che non da risposte ma solo altre domande ,uno spettacolo che è impegno ma anche performance artistica senza sbavature.
Chi vi scrive è davvero felice di aver assistito a un “lavoro” che mette in scena un dramma umano di questa rilevanza , senza però farne merce per showbiz; la solita differenza, insomma, tra chi chiede permesso prima di entrare e chi ci butta giù la porta di casa e si siede a prender il caffè con noi la domenica pomeriggio.

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Non sono sicura di aver capito

Da quando ho cambiato città , sei anni orsono, so di aver cambiato tutto : prospettive, punti di vista contatti, modalità di approccio e via discorrendo. Dalle abitudini agli atteggiamenti.
Nonsono sicura di aver capito se si tratti di evoluzione o involuzione.
Non sono sicura che quella fosse “ingenuità” e quella che ho oggi “furbizia” ; non sono sicura se quella fosse “arretratezza” e questa “modernità”.
Quando arrivai qui mi capitò di trovarmi in discussione con un tipo partenopeo, uno dei primi che conoscevo in questa città, e parlando gli dissi che proprio in quei giorni ero incappata in un libro di una sua concittadina, tale Anna Maria Ortese, il libro in questione era “il mare non bagna Napoli”, Lui mi derise a più non posso dandomi anche dell’ignorante. Rimasi paralizzata da tanta mediocrità, mediocrità a cui non ero per niente abituata. Il posto da cui vengo io pretente che tu conosca vita morte e miracoli del concittadino illustre, anche sei poi sei analfabeta!
Non avevo considerato che il mondo non andava misurato con la scala del mio paese.
A distanza di anni ho imparato che molti discorsi è meglio evitarli con le persone che non conosci perché , per quanto siano alti e colti, c’è il rischio che sia tu a fare la figura del deficiente.
Poi mi fu suggerito anche vivamente e con affetto da un’amica, che mi illuminò sul mio percorso da single sostenendo che sarebbe opportuno tenersi certi argomenti tediosi ben per sé o, tutt’al piu, tirarli fuori in quei circoli culturali per insegnanti in pensione, se volessi abbandonare detto percorso.
Poi mi capitò anche di parlare con la mia gente, persone con le quali comunque sono riuscita a mantenere i contatti e con cui mi sento legata da un qualcosa che trascende dal senso di appartenenza. In alcune occasioni ho sentito di non parlar più la stessa lingua. Molte cose che per me oggi sono inaccettabili per molti sono all’ordine del giorno, ma anche viceversa.
Anche un rapporto tra due persone ha contorni e valori diversi.
Non sono sicura di poter esprimere un giudizio su quale sia il posto migliore per me, ma una cosa l’ho capita che è sbagliato provar vergogna per ciò che hai dentro, a prescindere da dove tu lo abbia imparato e da quanto il tuo auditorio lo condivida.

“spero che tu possa sopportarmi perché è difficile farlo da soli” [op.cit.]